La lezione di educazione sessuale

A partire dal 17 di novembre, per due settimane, vi presenteremo quattro brevi racconti – in uscita rispettivamente il martedì e il giovedì – tratti dalla raccolta Istantanee – Snapshots, redatti da Alessia Marinoni e disponibili sia in versione originale italiana che in versione tradotta in inglese.

Ovvero, una liceale alle prese con la sua prima volta

Come ogni mattina, la sveglia suona alle sei. Oggi, in particolare, avrei dormito almeno altre tre ore. Ieri sera sono rimasta sveglia fino a tardi, stavo parlando al telefono con Teo e non mi andava di andare a letto (anche se mi si chiudevano gli occhi). Ci frequentiamo già da tre mesi ma mi sembra che non abbiamo mai fatto una vera conversazione. Dopo scuola a volte ci fermiamo un po’ al parco insieme ma poi non mi viene in mente nessun argomento interessante di cui parlare e finiamo a parlare sempre di scuola. Sara dice che dovrei essere più rilassata quando sono con lui perché si vede che sono tesa. All’inizio non davo peso a quella sensazione di stretta allo stomaco, pensavo che fosse solo emozione (o innamoramento?) ma ora devo ammettere che inizio a pensare che Sara abbia ragione. Non sono mai stata una tipa troppo timida ma con lui faccio fatica a mostrami disinvolta. A volte non mi sento abbastanza: lui è già in quarta e io ancora in seconda e in più ci sono un sacco di ragazze a scuola che ci provano con lui. Forse solo due o tre ma poco importa il numero, mi sento costantemente minacciata. E poi lui non lo sa ma è la mia prima relazione. Sì, prima erano scappati un paio di baci con Andrea, uno che avevo conosciuto l’estate scorsa al mare, ma nulla di serio. E poi io non ci casco facilmente per queste cose, è difficile che mi interessi qualcuno ma con Teo mi sono intestardita. Dico che lui non lo sa perché gli ho mentito. Lo so che non si fa ma non potevo dirgli subito la verità, avrebbe pensato che oltre ad essere più piccola di lui sono pure una sfigata che non si fila nessuno. Ma prima o poi gli dirò la verità, giuro. 

Comunque sono già le sei e mezza e devo ancora prepararmi. Quando vai a scuola in città è difficile la vita di provincia. Cerco di muovermi altrimenti rischio di perdere il treno delle sette e un quarto. Fra l’altro, oggi c’è autogestione, quindi zero compiti, zero interrogazione e zero stress. Anche Teo ha organizzato qualche laboratorio perché è rappresentante d’istituto. Ha detto che mi aspetta quindi non posso fare tardi. 

Prima di uscire mi guardo l’ultima volta allo specchio, non sono soddisfatta di come ho messo l’eyeliner ma fa niente, oramai non ho più tempo per cancellare e rifare tutto. Spero che nessuno lo noti. 

Corro in stazione e prendo per un pelo il treno. Per fortuna, almeno non ho corso per niente. Il treno è strapieno di pendolari: c’è chi come me va a scuola, chi in università e chi al lavoro. In lontananza vedo Sara. Lei abita due fermate prima di me, in un paese ancora più periferico del mio. Ogni mattina ci vediamo sulla carrozza tre del treno delle sette e un quarto e andiamo a scuola insieme. Stamattina non vedevo l’ora di raccontarle della conversazione di ieri sera con Teo ma ora mi sembra un’impresa impossibile, ci saranno almeno un centinaio di persone su questa carrozza. In più, si muore di caldo. Chissà perché sui treni non c’è mai la temperatura giusta. D’estate fa sempre troppo freddo e d’inverno sempre troppo caldo. Siamo ancora a dicembre ma in questa carrozza sembra già giugno inoltrato. Comunque, meglio che mi tenga impegnata per la prossima mezz’ora, mi metto le cuffie e ascolto un po’ di musica, almeno non penso alla gente che mi spinge per passare ad ogni fermata. Non vi capita mai di misurare il tempo di un viaggio in base al numero di canzoni che ascoltate? A me sì, infatti di solito ci vogliono circa sette canzoni e mezzo per arrivare dalla mia fermata a quella della scuola. Oggi addirittura nove. Forse erano cortissime. O forse il treno ha fatto fermate più lunghe e non me ne sono accorta. Comunque, mi tocca spingere un po’ per scendere, altrimenti addio prima ora. 

Appena fuori dal treno Sara mi viene incontro. 

-Allora, niente chiacchiere stamattina…ti ho vista mentre salivi ma oramai ero bloccata in mezzo al vagone e non potevo più spostarmi. 

-Ho visto, oggi non si respirava. Avevo un sacco di cose da dirti, ieri sono stata tutta la sera al telefono con Teo. 

Sara scoppia a ridere, -Che novità, oramai durante l’intervallo non sali nemmeno più da me, non vi scollate proprio mai, – Lo dice ridendo ma un po’ mi ferisce. Non mi aspettavo questa risposta. Lei fa lo scientifico e io il classico. Spesso, durante l’intervallo, salivo al quarto piano (il piano della sua classe) per stare con lei ma ultimamente in effetti non lo sto più facendo così spesso. 

-Beh, che vuol dire? Mica è detto che lo debba passare per forza con lui. E poi nemmeno tu sei più scesa. 

Lei nota che mi sono messa un po’ sulla difensiva e cerca di sdrammatizzare. 

-Ma sì dai, scherzavo, permalosa. Allora, che ti ha detto?

Sono ancora un pochino ferita, avrei voluto che fosse contenta per me e non gelosa. Però è la mia migliore amica e ho troppa voglia di raccontarle tutto.

-Allora, all’inizio mi ha detto che Massimo, sai quello della quarta D che se la fa sempre con la tipa bionda di terza in corridoio, no? Ecco, è un amico di Teo e ha detto che ha intenzione di organizzare una mega festa di Capodanno in montagna quest’anno e Teo gli ha già detto che ci sarò anch’io…è stato carino, vuol dire che pensa che fra un mese saremo ancora insieme. E poi abbiamo parlato di un sacco di altre cose, tipo che cosa vorrebbe fare dopo la scuola e mi ha detto che l’anno prossimo vuole provare il test di ingegneria ma non sa ancora di preciso quale ramo scegliere. Io non ne so niente eh, però gli ho consigliato…come si chiama? Quello dell’automazione, dai, perché il ragazzo di mia cugina si sta laureando ora in quello e dice che si trova un sacco di lavoro. E poi mi ha anche detto che oggi pomeriggio ha casa libera e vorrebbe passare un po’ di tempo con me. 

-A parte che secondo me si trova più lavoro con ingegneria informatica oggigiorno, guarda che tutte le aziende cercano gente che sappia usare il pc. 

-Ma stai a pensare ad ingegneria? Dai, che devo fare secondo te? Ci vado o no?

-Ma sì, perché non dovresti? Guarda che mica ti salta addosso, sembra uno tranquillo. Te l’ho detto che ti devi rilassare, mica puoi farti le pare per ogni cosa che dice. E poi, se anche dovesse succedere qualcosa che ti frega?

-Non lo so, non l’ho mai fatto, lo sai. Tu fai sempre la spavalda ma mica sarai stata così tranquilla la prima volta con Fabio, o no? Anzi, io mi ricordo benissimo che eri tutta agitata.

-Appunto, proprio perché mi sono preoccupata per niente ti dico che non ce n’è bisogno. Davvero, vedrai che quando si crea la situazione giusta le cose vengono da sé. Non stare a preoccuparti troppo ora, digli che ci andrai e basta. 

In effetti sono settimane che cerco di rimandare questo momento. Non sono mai stata una romanticona e non ho mai pensato che la mia prima volta sarebbe stata per forza con l’uomo della mia vita. E poi Teo mi piace. Molto. Ho notato, già da diverso tempo, che cerca di farmi capire che per lui un bacio non basta più. Io non ho il coraggio di dire di no perché ho paura che lui si stanchi di aspettare e decida che preferisce provarci con un’altra. In più, io non sono la sua prima ragazza, il che mi mette ancora più in soggezione. Però non so se sono pronta, dovrei dirgli che per me è la prima volta o forse dovrei fare di nuovo finta che non lo sia? Fino ad ora ho cercato di fare la disinvolta, quella che non ha paura di parlare di sesso. Sì, di parlare. Sulla teoria sono prontissima, è la pratica che mi manca. 

Manco a farlo apposta, il primo laboratorio di oggi è sull’educazione sessuale. A scuola queste cose ce le hanno spiegate talmente tante volte che potrei starci io alla cattedra a spiegare. 

Finalmente io e Sara arriviamo a scuola, il cancello di ingresso è già aperto anche se mancano ancora cinque minuti alla campanella di inizio. All’ingresso c’è anche Teo che sta spiegando il programma del giorno ad un gruppo di primini. 

-Ecco il tuo uomo…che faccio, vi lascio soli? – Oggi Sara è davvero di buon umore. 

-Dai, non scherzare. Anzi, ci conviene correre in classe perché stanno iniziando. 

Almeno per oggi, non saremo divise perché l’autogestione coinvolge tutta la scuola. Troviamo in fretta la classe in cui si farà educazione sessuale e ci sediamo nei primi banchi perché tutte le file più indietro sono già occupate. 

Sara sbuffa, -Che palle, così ci tocca pure seguire. Davvero pensano che non sappiamo queste cose? Dai, alle medie ci hanno già tartassato di informazioni su preservativi, spirali, cerotti…piuttosto io sarei andata a sentire il concerto che fanno giù in palestra. 

-Ssh guarda che stanno iniziando. Ma che fa Teo in cattedra? Non mi aveva detto che avrebbe spiegato. 

In effetti Teo sta lì seduto dietro alla cattedra senza mai alzare gli occhi dal telefono, il che un po’ mi irrita. Con chi sta parlando? E poi avrebbe almeno potuto fare lo sforzo di salutarmi, non credo che non mi abbia vista, sono in primo banco. 

Alla fine, non è lui a parlare ma sono un ragazzo e una ragazza, altri rappresentanti di istituto. Si parla di malattie sessualmente trasmissibili, altre patologie legate al sesso e metodi contraccettivi. I due “neo-professori” faticano non poco a tenere a bada la classe che ha preso la lezione come un momento di svago. Ovviamente, non mancano le frecciatine. Appena sente nominare la candida, un ragazzo negli ultimi banchi inizia ad urlare, – Tu ne sai qualcosa eh, Martina? – ed una ragazza, pochi banchi a fianco, ride imbarazzata mentre urla qualche insulto a sua volta. Nel frattempo, un’altra ragazza racconta di aver letto un articolo che parlava di una donna che aveva scoperto di aver contratto HIV solo tramite un bacio. I ragazzi dicono che non può essere vero però chissà. Mi sa che sulle malattie sessualmente trasmissibili non sono tanto ferrata quanto pensavo.  

Faccio un po’ fatica a concentrarmi. Magari Teo ha qualcosa da dirmi ma non vuole farlo ora. Forse è per quello che non mi ha nemmeno salutata?

-Ehi tu, bionda in primo banco…allora, lo sai?

Guardano tutti me, anche Sara mi dà una gomitata, -Cosa? – Cerco di sembrare spavalda ma non mi riesce molto bene. Ora sì che Teo mi guarda. 

-Siamo tutti attenti stamattina…dico, sai che cos’è il vaginismo? 

Aiuto, no che non lo so. Non mi viene in mente niente da dire e rimango in silenzio. 

La ragazza alla cattedra coglie il dubbio nel mio sguardo, -Ok, sembra di no. È una delle possibili cause di dolore nella donna durante i rapporti sessuali. Si tratta di spasmi involontari della muscolatura vaginale che rendono dolorosa o, addirittura, impossibile la penetrazione. La causa potrebbe essere di natura psicologica. Per esempio, molte donne che sono state vittime di abusi sessuali ne soffrono. 

Mi si accede all’improvviso una lampadina e inizio a sudare. Sara se ne accorge. 

-Che hai? Guarda che nessuno sapeva questa cosa, quel tipo ha voluto richiamare l’attenzione di tutti e ha chiamato te perché sei in primo banco…ma lo sapeva che non avresti saputo rispondere. Chi le sa queste cose? 

-Ma no, non è quello, – Anche se in effetti era riuscito piuttosto bene a mettermi in imbarazzo. 

-Allora cosa c’è? Sei preoccupata per oggi pomeriggio?

-No…cioè sì, anche.

-Ma dai, l’importante è che lui sappia che è la prima volta e poi, visto che hai detto che ha avuto altre esperienze, saprà regolarsi. 

-E’ che non è proprio la primissima volta.

-In che senso? L’hai già fatto e non me l’hai detto? – Sara sembra un po’ offesa al pensiero che non l’abbia resa partecipe.

-Ma no, non proprio. È che non c’era niente da dire. Sai Andrea, no? Il tipo della Sardegna di quest’estate. Ecco, un giorno eravamo a pranzo a casa dei suoi, io, i miei e mio fratello. Poi però loro hanno deciso di andare in spiaggia ma a me non andava e nemmeno a lui, quindi siamo rimasti a casa da soli. All’inizio ci siamo messi a giocare alla Play poi una cosa tira l’altra. Insomma, non l’abbiamo fatto però ci abbiamo provato. Non siamo riusciti a combinare nulla perché a me faceva troppo male e quindi sono subito scappata in spiaggia. Dopo quella volta non ci siamo più parlati per tutta la vacanza.

-Ma perché non me l’hai detto prima?

-Non lo so, te l’ho detto, mi sembrava che non ci fosse niente da dire e poi, non so, mi metteva a disagio, ero in imbarazzo a parlarne. E se avessi il vagi…come si chiamava? Vabbè insomma, se ci fosse qualcosa che non va? Come lo spiego a Teo? Magari scappa anche lui come ha fatto Andrea. 

-Ma cosa vai a pensare? Intanto rilassati, non c’è motivo di pensare che tu abbia qualcosa che non va. È normale che la prima volta faccia un po’ male, anche per me non sono state tutte rose e fiori e io ero convintissima di essere pronta e innamorata di Fabio. Ma poi va a posto. La cosa che non devi fare ora è farti prendere dall’ansia. Forse eri un po’ tesa, il che ha peggiorato la situazione. Secondo me ti stai fasciando la testa per niente, se non andrà la prima volta andrà la seconda o la terza.

Non so perché ma tutto ciò non mi rassicura, -Sì ma mettiamo che Teo non volesse aspettare?

-Che domande fai? Se non vuole aspettare che ne cerchi un’altra. E poi non penso che ti abbia mai lasciato intendere di avere la fila di ragazze pronte ad aspettarlo nel caso vi molliate, no? 

-No, ovvio…però so che c’è una della quarta F che lo va spesso a cercare nell’intervallo. Poi mi sembra pure carina.

-Ma sì, se ci fosse stato qualcosa te l’avrebbe detto, ti stai preoccupando per nulla. Sarà carina ma sei carina pure tu e poi lui ti ha fatto anche capire che vuole stare con te, la storia di Capodanno vale ancora, no? Non ti angosciare.

-Sarà, – Cerco di tagliare corto perché dalla cattedra stanno iniziando a guardarci male e vorrei evitare un’altra domanda a bruciapelo tipo quella di prima. 

Siamo arrivati all’ultima mezz’ora di lezione e i due ragazzi decidono di dimostrare praticamente come si infili un preservativo utilizzando una banana. Il ragazzo tiene ferma la banana sulla cattedra mentre la ragazza srotola il preservativo.

-L’efficacia del preservativo raggiunge quasi il 90% quindi è altamente improbabile che si buchi o che si rompa, – Non fa in tempo a finire la frase che il preservativo si rompe esattamente a metà. Tutti scoppiano a ridere, anche i ragazzi alla cattedra, compreso Teo. A me sembra più che altro una situazione tragicomica, mica era altamente improbabile che si rompesse? 

La ragazza è un po’ imbarazzata e dice che è stata colpa delle unghie troppo lunghe. Generalmente, però, in una situazione normale non si romperebbe e anche se fosse, come abbiamo visto, si aprirebbe in due, quindi sarebbe difficile non accorgersene. Ok, almeno non è subdolo. 

La lezione finisce e i rappresentanti iniziano a distribuire preservativi a tutti i presenti. Anche in questo caso, le battutine non mancano. 

Anche Teo si mette alla porta con un cesto di preservativi. Quando arriva il mio turno arrossisco, mi mette in imbarazzo sapendo che poi saremo da soli. Magari con questo cesto di preservativi pieno. 

-Ehi, ti ho vista in primo banco! Scusami se non ti ho salutata ma stavo parlando con altri ragazzi che hanno avuto dei problemi con l’organizzazione di un laboratorio. Comunque, alla fine che mi dici di oggi pomeriggio? Ti aspetto fuori da scuola?. Mi coglie un po’ impreparata ma che devo dire? Mica gli posso dire di no, anche se la situazione nella quale ci troviamo mi mette ancora più in imbarazzo. Sembra che voglia alludere a qualcosa con tutti quei preservativi in mano. 

-Sì, certo. Aspettami alla solita panchina, – Alla fine è andata più lista del previsto. 

Appena ci allontaniamo Sara inizia a saltellare, -Hai visto? Che ti avevo detto, ti fai solo problemi inutili! Hai visto come era contento di vederti? 

-Non lo so Sara, forse mi sono fatta condizionare troppo dalla situazione…però oramai gli ho detto di sì, e poi comunque preferisco levarmi il dubbio, – Già, perché molte delle mie amiche, compresa Sara, hanno già avuto la loro prima volta. Io inizio a sentirmi un po’ in ritardo rispetto a loro. Non che voglia affettare le cose, sia chiaro. Però ho pensato più volte che avendone l’occasione non mi sarei tirata indietro. Anche se la paura e l’imbarazzo mi bloccano, vorrei sapere anch’io che cos’è questo sesso di cui parlano tutti. Il fatto stesso che io abbia paura, però, mi fa sentire un po’ in difetto, o sbagliata. Come se effettivamente ci fosse qualcosa fuori posto. Da quello che dicono gli altri dovrebbe essere una cosa semplice, il momento giusto dovrebbe arrivare da solo. Invece io sono qui da settimane, anzi no, da mesi a pensare che forse sì vorrei ma non posso. O al contrario, potrei ma in fondo non voglio.

Mentre andiamo verso la palestra, Sara si ferma un attimo, -Guarda che ti vedo che sei ancora pensierosa. Lo so che adesso ti sembra tutto difficile ma alla fine è solo questione di fiducia. Ti fidi di lui? Se sì, allora puoi stare certa che non ti giudicherà quando gli dirai la verità e che in ogni momento avrai anche tu il controllo della situazione. Se ti fidi di me credimi quando ti dico che è normale avere mille dubbi, non ti devi sentire in imbarazzo o non all’altezza delle aspettative per questo. E poi, soprattutto, se ti fidi di te stessa ti fidi anche del tuo istinto, che non ti manderebbe nella direzione sbagliata. 

Wow. A volte dimentico quanto sappia essere saggia Sara. Mi fido? In effetti sì. Teo non mi ha mai dato motivo di dubitare di lui, Sara è la mia migliore amica e io forse a volte ho un rapporto di convivenza difficile con me stessa ma Sara ha ragione, il mio istinto non mi ha mai portata sulla cattiva strada. 

-Non sapevo che fossi una trentenne nel corpo di una ragazzina! – Rido e l’abbraccio. 

Mentre entriamo in palestra mi squilla il telefono. È Teo: “Ti aspetto fuori. Non vedo l’ora che suoni la campanella”. Anch’io.

Mi chiamo Alessia Marinoni, sono nata una mattina d’estate di venticinque anni fa nell’hinterland milanese e sono una studentessa di mediazione linguistica. Già da qualche anno a questa parte, Bologna mi ha adottata diventando la mia seconda casa e dandomi l’opportunità di fare esperienze del tutto nuove come condividere una casa con altre cinque persone della mia età e dedicarmi alle attività che amo: la scrittura e la traduzione. Mi piace ascoltare ciò che gli altri hanno da condividere e ponderare le diverse sfumature che possono assumere le parole in contesti diversi fra loro, anche a livello culturale. Per questo, in un futuro non molto lontano, mi piacerebbe fondere quante più attività possibili fra ascolto, traduzione e scrittura e farne un lavoro.

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