Il contesto di una crisi dimenticata

dal numero 2 di Oltre la sabbia e il vento

Il Sahara Occidentale è stato colonizzato dalla Spagna da metà dell’800 fino al 1975, anno in cui Madrid ha ceduto il territorio al Marocco ignorando il mezzo referendario indicato dalle Risoluzioni Onu dal 1963 per permettere alla popolazione di autodeterminarsi. Con l’invasione del Marocco, parte dei sahrawi sono fuggiti in Algeria, dove godono dal 1986 dello status di rifugiati; l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (ACNUR) ha stimato nel 2018 una popolazione di 173.600 persone. Le condizioni di isolamento in una regione emergente per fattori climatici e per l’instabilità dei paesi limitrofi rendono la sopravvivenza e lo sviluppo della popolazione rifugiata estremamente difficile e dipendente interamente dagli aiuti internazionali e dalla solidarietà. La popolazione ha un duplice status: quello di popolo rifugiato e quello di cittadini di uno stato in esilio, la Repubblica Araba Sahrawi Democratica (RASD) proclamata nel 1976, che gestisce la vita sociale e politica dei campi, organizzati in 5 regioni (Wilaya). Gli aiuti umanitari sono gestiti dalla Mezza Luna Rossa Sahrawi che è il principale referente dei donatori e ogni aspetto della vita nei campi è amministrato da Ministeri secondo mandati specifici. La staticità della situazione politico-diplomatica del conflitto e la crescente criticità delle zone di frontiera, ad alto rischio di derive estremiste, hanno innescato nuove emergenze e la necessità di accompagnare l’evoluzione della società sahrawi rifugiata.

Stanno guadagnando un posto di rilievo nelle strategie di intervento, soprattutto verso i giovani, settori importanti come il supporto al sistema educativo, la gestione dell’abbandono scolastico, l’offerta di opportunità formative e professionali, la creazione di spazi ricreativi e di socializzazione per giovani, il rafforzamento dell’associazionismo, la promozione della coesione e dell’identità. Con l’invasione del Marocco la popolazione sahrawi si è divisa tra coloro che si sono rifugiati in Algeria e chi è rimasto nel Sahara Occidentale, a sua volta diviso in due da un muro di 2700 km, difeso da militari e da oltre 1 milione di mine. Tale muro fu costruito dal Marocco a partire dal 1987 per isolare le zone di alta produttività (pesca, fosfati) che sfrutta pur non avendone alcun titolo. Pertanto, molti sono rimasti sotto occupazione “al di là” del muro, mentre nei territori sul versante orientale, esclusi dal muro e controllati dal Fronte Polisario, vive un’altra parte di popolazione dedita alla pastorizia che fa riferimento ad alcune cittadine, come Tifariti e Buer Tighsit.

Questa popolazione, non godendo dello status di rifugiata, non ha accesso agli aiuti umanitari delle agenzie Onu, dell’Ue, né di altri finanziatori afferenti agli stati che non hanno riconosciuto la Rasd. Quindi, vive del supporto del governo sahrawi, dell’Algeria e del mondo articolato della solidarietà (soprattutto spagnola e italiana) da cui emerge la cooperazione territoriale della Regione Emilia-Romagna. Dal 2013 si è costituita la Rete Tifariti composta da enti che si sono impegnati a sostenere il diritto di sopravvivenza, in primis quello all’educazione per i bambini sahrawi, fornendo una merenda a scuola e il trasporto scolastico. Grazie a tale aiuto le due scuole di Tifariti e Buer Tighsit si sono ripopolate di bambini. Con la ripresa della guerra a novembre 2020, decine di migliaia di sfollati provenienti dal Sahara Occidentale si sono riversati nei campi. Da parte dell’Acnur non è stato fatto un assessment ufficiale, ma la Mezza Luna Rossa Sahrawi si è mobilitata da subito con le risorse disponibili per accogliere oltre 10.000 sfollati in stato di emergenza.

Sebbene in un contesto di precarietà e in condizioni ambientali estreme, i sahrawi hanno dato priorità all’educazione sin dai primi anni di esilio. L’accesso alla scuola per tutte e tutti è un’opportunità che offre al tessuto giovanile competenze importanti per affrontare la propria vita, rafforzare la coesione di comunità, riconoscersi in valori di rispetto, uguaglianza e democrazia. Il settore educativo, sebbene riconosciuto prioritario, conta su limitate risorse per lo più concentrate su equipaggiamento di base e opere edilizie, aspetti fondamentali su cui il Cisp interviene da tempo. E’ dal 2002 che le autorità sahrawi indicano tra le priorità la formazione degli insegnanti e il rafforzamento degli strumenti didattici soprattutto nelle materie di storia, geografia, educazione civica. Il CISP e i partner della Regione-Emilia-Romagna hanno risposto sin da allora con interventi sulla produzione di manuali e di Unità didattiche. Gli aspetti strutturali e logistici vanno integrati in modo incisivo a medio/lungo termine interventi sui programmi scolastici, sui manuali, sulla qualità dell’insegnamento e sul supporto costante alla remunerazione del personale. Recentemente, donatori come Unicef ed Echo (la Direzione generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario dell’Unione Europea) stanno rivolgendo l’attenzione sulla qualità dell’offerta educativa. 

Oltre la sabbia e il vento è il magazine di informazione sul popolo saharawi realizzato da
CISP – Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli
Nexus Emilia Romagna
Comune di Ravenna

in collaborazione con
Instant Documentary APS
Regione Emilia-Romagna

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