Ramadan e quarantena – la quarantena nei campi saharawi

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Continuiamo a pubblicare il diario di Hamudi, attraverso la sua testimonianza ci arriva il racconto della quarantena nei campi profughi saharawi.
Provate ad immaginare di non avere internet veloce, provate ad immaginare per molto del tempo di non averlo proprio. Immaginate di non avere acqua corrente, di non avere economia, sanità, di avere l’energia elettrica razionata, il cibo razionato, di non avere auto, mezzi pubblici, strade asfaltate, medicinali… provate ad immaginare tutto questo in quarantena, pensate che è appena cominciato il Ramadan.
I Saharawi, popolo con una storia e una cultura a cui siamo profondamente affezionati, stanno vivendo esattamente così questi giorni di isolamento.

Hamudi Faraye

27 anni, Smara.

Il mio diario di quarantena

22/04/2020

Siamo in quarantena da quasi un mese; può sembrare strano ma noi saharawi siamo abituati all’isolamento a causa del problema politico che viviamo. Il popolo saharawi vive da più di 45 anni in esilio, separato dai nostri cari.

Oggi mi sono svegliato molto tardi perché ieri sera mi sono addormentato più tardi del solito, mi sono alzato e mi sono preparato una tazza di tè come tutti i giorni, poi ho letto una poesia per migliorare il mio umore e iniziare la giornata nel miglior modo possibile. Sin dall’inizio il giorno mi è sembrato un venerdì, il nostro giorno di riposo.

Ho iniziato la giornata con molta allegria e ho fatto qualcosa di diverso rispetto agli altri giorni: ho ascoltato la Radio Nazionale Saharawi. La notizia che mi ha rallegrato molto è che continuiamo a non registrare casi, in più la situazione nel mondo migliora giorno dopo giorno. Qui la gente ha iniziato a parlare del Ramadan: è l’evento più importante dell’anno per i musulmani, come la Pasqua per i nostri fratelli cristiani, però dura un mese. Oggi non vorrei ricordarmi del virus, stiamo vincendo la battaglia.

Mi manca molto il mio lavoro, mi mancano le strade che attraversavo quando andavo al lavoro, i bambini che mi salutavano quando vedevano la mia macchina fotografica e il mio computer del lavoro, i colleghi che salutavo, quei momenti in cui ridevamo a crepapelle di cose molto semplici. Andrà tutto bene, sconfiggeremo il virus insieme, inshallah.

24/04/2020 Ramadan e quarantena.

Oggi è il primo giorno del Ramadan, il nostro mese sacro. È il mese in cui dobbiamo digiunare tra l’alba e il tramonto, è un periodo di fede e obbedienza al nostro Dio. Tuttavia, questa volta il Ramadan non è iniziato in una situazione così piacevole.

Siamo già al 33esimo giorno di quarantena e non abbiamo ancora registrato nessun caso, però le condizioni in cui viviamo continuano ad essere terribili. Risentiamo della scarsità di acqua e neanche il clima ci è favorevole: oggi è un giorno grigio e pieno di solitudine. Sembra un funerale, il silenzio sta riempiendo de strade di Smara, si muove liberamente senza il permesso di nessuno. Oggi mi sono svegliato con la voglia di vivere, come ogni giorno. L’ottimismo è un’arma contro la paura della pandemia.

Pensare a mio padre e alle mie sorelle che vivono lontano da me è il mio impegno giornaliero. Oggi l’ho fatto con più inquietudine; ho nostalgia di quei giorni in cui ci riunivamo per il pasto del Ramadan, quando iniziavo a raccontare barzellette e ridevamo tutti. Quelli sono momenti memorabili che non torneranno mai. Oggi ho pensato anche a Mijek, la mia adorata terra, il posto dove conservo i ricordi più belli della mia vita.

La buona notizia è che oggi il mondo sta migliorando e vincere la battaglia contro il virus è questione di tempo. Tuttavia, finché non c’è nessun vaccino bisogna essere prudenti. Si può sconfiggere qualunque cosa, nulla è eterno tranne la morte. La fine del virus si avvicina giorno dopo giorno, è questione di speranza e fede.

Il diario di Hamudi continua martedì prossimo.

Traduzioni ed edizione a cura di Eleonora Suppi e Valeria Cassino


español

El diario de Hamudi continúa en los primeros días del Ramadán.
Imginad no tener internet de alta velocidad, imaginad no tener internet durante mucho tiempo. Imaginad no tener agua corriente, ni economía, ni sanidad, tener electicidad racionada, comida racionada y no tener coches, medios de transporte públicos, calles asfaltadas, medicamentos… intentad imaginar todo esto en cuarentena…


Hamudi Faraye

27 años, Smara.

Mi diario de cuarentena

22/04/2020.

Ya llevamos casi un mes en cuarentena; puede parecer algo sorprendente pero los saharauis estamos muy acostumbrados al aislamiento, debido al problema político que tenemos. El pueblo saharaui lleva más de 45 años entre el asilo y la separación con nuestros seres queridos.

Hoy me desperté muy tarde porque anoche me quedé dormido más tarde de lo que estoy acostumbrado, me levanté y preparé un vaso de té como cualquier día, después leí un poema para animarme y comenzar el día de la mejor forma que se puede. Desde el principio el día es muy parecido a nuestro viernes, un día de descanso para nosotros.

Empecé el día con mucha alegría e hice algo diferente que los otros días: escuché la Radio Nacional Saharaui. La noticia que me dio alegría es que seguimos sin registrar ningún caso, además el mundo está cada día mejor que antes. Aquí la gente empezó a hablar sobre Ramadán: es el acontecimiento más importante del año para los musulmanes, igual que Semana Santa para nuestros hermanos cristianos, pero dura un mes. Hoy no quisiera acordarme de la pandemia, estamos ganando la batalla.

Echo mucho de menos a mi trabajo, a las calles que cruzaba cuando iba a mi trabajo, a los niños que me saludaban cuando veían mi cámara y mi computadora del trabajo, a todos los compañeros que saludaba, a aquellos momentos en los que reíamos histéricamente de cosas muy sencillas. Todo saldrá bien, venceremos el virus juntos, inshallah.

24/04/2020 Ramadán y la cuarentena

Hoy es el primer día de Ramadán, nuestro mes sagrado. Es el mes donde tenemos que ayunar entre el amanecer y el atardecer, es un tiempo de fe y obediencia a nuestro Dios. Aunque esta vez Ramadán ha comenzado en una situación que no es demasiado grata.

Ya llevamos 33 días de cuarentena, seguimos sin registrar ningún caso de contagio pero las condiciones en las que vivimos siguen siendo terribles. Sufrimos escasez de agua y tampoco el clima es favorable: hoy es un día gris lleno de soledad. Parece como si fuera un día de funeral, el silencio está llenando las calles de Smara, va libremente sin el permiso de nadie. Hoy me levanté, como cualquier otro día, con más ganas de vivir ya que el optimismo es un armamiento contra el miedo de la pandemia.

Pensar en mi padre y mis hermanas que viven lejos de mí es una tarea diaria. Hoy lo hice con más ansiedad; añoro aquellos días en los que nos reunimos en la comida de Ramadán, cuando empezaba a soltar chistes y reíamos todos. Aquellos son momentos memorables que jamás volverán. Hoy también pensé en Mijek, mi tierra amada, el lugar donde guardo los mejores recuerdos de mi vida.

La buena noticia es que el mundo hoy está mejorando y ganar la batalla contra el bicho es cuestión de tiempo. Pero mientras no hay niguna vacuna siempre hay que ser prudente. Todo puede ser vencido, nada es eterno menos la muerte. El fin del virus se acerca cada día más, es cuestión de esperanza y fe.

El diario de Hamudi va a continuar el próximo martes.

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