Una terra col fiato sospeso

di Giulia D’Argenio (da Oltre la sabbia e il vento #01)

Una battaglia che è divenuta un simbolo della non rinunciabilità al diritto all’autodeterminazione dei popoli: è questo il senso che ha finito per assumere, nel corso del tempo, la ricerca di indipendenza da parte del popolo saharawi. Quasi una trasposizione, sul piano collettivo, del riconoscimento dell’inviolabilità della dignità umana. Nel 1975 la Spagna abbandona le sue colonie dell’Africa nord-occidentale che ricomprendono anche il Sahara Occidentale, l’anno successivo spartito tra Marocco e Mauritania. Se quest’ultima, nel 1979, rinuncia all’esercizio della sua sovranità sui territori acquisiti, il Marocco non ha mai riconosciuto le istanze del popolo del deserto. Anzi, tra il 1982 e il 1987, il governo di Rabat erige un muro a difesa della porzione di Sahara Occidentale rimasta sotto il suo controllo. Dopo anni di guerriglia, nel 1991 le Nazioni Unite riescono a mediare la firma di una tregua tra il Marocco e il Fronte Polisario, riconosciuto dalla stessa organizzazione come legittimo rappresentante del popolo saharawi. Il Fronte, che ha la sua base nel campo profughi algerino di Tindouf, rinuncia così alla lotta armata, a favore di una soluzione democratica della questione. La tregua, infatti, dovrebbe consentire i preparativi per un referendum che decida lo statuto del Sahara Occidentale, dal 1963 nella lista Onu dei territori non autonomi. Per vigilare sul rispetto del cessate-il-fuoco, nel 1991 il Consiglio di Sicurezza istituisce la MINURSO, Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale, con la contestuale nomina di un delegato personale del segretario Onu, incaricato di sostenere una soluzione politica del conflitto. Soluzione mai raggiunta tanto che, nel 2004, si decide la proroga della missione. Nel 2001, poi, il Marocco avvia la realizzazione di una strada asfaltata che collega i territori occupati alla Mauritania. La via attraversa la zona cuscinetto di Guerguerat. Un’azione considerata illegittima dal popolo saharawi, che ha continuato fino a oggi a vedere disattesi gli impegni assunti dalla comunità internazionale. Proprio intorno al valico di Guerguerat, alla metà di ottobre 2020, si sono accese nuove proteste, con il blocco alla circolazione ai mezzi pesanti marocchini da e verso la Mauritania. Un’azione alla quale il Paese nordafricano ha risposto schierando propri uomini lungo il confine: una successione di eventi che ha segnato la fine del cessate-il-fuoco e la ripresa delle ostilità. 

Una situazione che vive uno stallo sostanziale a circa un anno di distanza. Tutto questo, al termine di un’attesa lunga trent’anni. Decenni nel corso dei quali il popolo saharawi, connotato da una forte identità e da un ancor più profondo attaccamento alla propria terra, ha lavorato per arrivare pronto a un appuntamento mancato. La costruzione dello stato indipendente, che dovrebbe sancire il compimento dell’esperienza dell’attuale Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), si è fondata su due capisaldi di quello che in Europa chiameremmo il welfare state: l’istruzione e la salute. Due baluardi politici di cui sono emblema l’ospedale con cinque reparti e la scuola con 25 aule intorno ai quali il popolo saharawi ha costruito quella che si candida a essere la capitale del proprio futuro Stato: Tifariti. Un processo di costruzione supportato dalla solidarietà internazionale, con l’obiettivo di indicare alle generazioni del cessate-il-fuoco un orizzonte alternativo a quello della violenza armata e che, purtroppo, oggi, si è fatto più labile. Un impegno, quello della cooperazione, che vive questo frangente della storia con il fiato sospeso, tra attese e incertezze connesse non solo al conflitto ma anche all’andamento della pandemia. Col fiato sospeso come la gente del deserto, che attende dal mondo il rispetto di una promessa.


Oltre la sabbia e il vento è il magazine di informazione sul popolo saharawi realizzato da
CISP – Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli
Nexus Emilia Romagna
Comune di Ravenna

in collaborazione con
Instant Documentary APS
Regione Emilia-Romagna

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