Un telescopio sui pianerottoli. Annamaria – CdMF

“Cronache dal mondo fuori”, perché c’è ancora un mondo fuori, perché c’è sempre un mondo fuori!
La serie di racconti, disponibile anche in edizione audio per non vedenti, nasce dalle storie di chi ha voluto condividere con noi la propria esperienza dei giorni in isolamento nel 2020, per via dell’epidemia dovuta al Covid-19.
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Voce di Tommaso Valente

Gratias tibi fa

di Lorenzo Torcello

Bologna, 22 aprile.

Si sentiva fiera dei suoi progressi tra i fornelli a cui non aveva mai aspirato, ma che cominciavano a darle una certa soddisfazione, fatta di sorrisi di gratitudine e profumata di olio d’oliva del sud e spezie da tutto il mondo. Aveva compensato, come mai avrebbe sospettato, il desiderio di viaggiare che negli ultimi anni diventava difficile da soddisfare. Scopriva sapori nuovi e le storie di ricette assaggiate solo grazie ai numerosi voli andata/ritorno nel corso dei tanti anni. Si sentiva la Emilio Salgari della cucina, senza spostarsi da casa affrontava viaggi esotici e, per lei cuoca fallita, abbastanza avventurosi.

Due mesi fa, quando due baci sulle guance non avrebbero mai destato sguardi di terrore e allarme, Annamaria aveva accolto proprio in quel modo la giovane mamma oltre il portone del suo palazzo per poi offrirle la sua disponibilità per qualunque cosa e salire in ascensore. Si trascinava dietro due maschietti rossicci tanto rumorosi quanto deliziosi, tre valigie da stiva e quattro scatoloni sigillati con nastro da pacchi e spago, perché il nastro era terminato.

L’atmosfera lungo la rampa di scale del palazzo era effettivamente cambiata negli ultimi tempi, e forse anche per questo, Annamaria aveva deciso di cominciare a usare meno l’ascensore per raggiungere il pianerottolo del quarto piano. Poco dopo l’ingresso si sentiva una tv ad alto volume quasi sempre sintonizzata su cartoni animati, programmi di make-over o documentari Discovery Channel, sovrastati solo da Oh! lunghissimi e urla strillanti. Il primo piano cominciava a ballare musica latina grazie a una coppia che aveva trovato nelle lezioni di salsa e tango la miccia per riaccendere alcuni fuochi, caldi quanto basta per superare le precedenti crisi ritmate dal singhiozzare di lui ma concluse, spesso, con il gran finale delle ceramiche esplosive, l’assolo di lei. Infine il piano sotto il suo avrebbe reso fiera la Jane Fonda degli anni ottanta, se non la Jill Cooper ancora attuale. UNO, DUE e TRE… CONTINUATE A RESPIRARE, e DI NUOVO! UNO, DUE, TRE… Il trionfo dell’aerobica e del fitness grazie ai corpi elastici di un’appartamento atletico che emanava odore di incenso al patchouli o qualcosa di simile… ma solo ad allenamento concluso.

Il suo mondo stava diventando sempre più piccolo dopo la pensione ma non si perdeva d’animo. Neanche ora che, per via dei suoi problemi respiratori da ex insegnante tabagista e dello stato di emergenza dovuto a un virus diffusosi a macchia d’olio dalla sua amata Cina, le era stato intimato di non uscire di casa, di non esporsi.
Cominciavano a mancarle le faccie sorridenti dei suoi nuovi inquilini dalle teste rosse e tutto quel trambusto che era in continuo aumento, così come aumentavano certe notizie in radio. Per distrarsi aveva preso a riordinare la libreria, ma dopo aver spolverato e salutato di nuovo i drammaturghi greci, i poeti dello stilnovo, tutti i tomi della Recherche proustiana e tanto altro… la noia, quella vera, stava sostituendo l’otium letterarum e nulla pareva incuterle tanto terrore, conscia di un destino a cui avrebbe preferito sottrarsi per poter ancora godere delle ultime fermate che le sembrava di scorgere.

Vicina alla porta di casa, con la tentazione di riaprirla, aveva riconosciuto una sigla tv provenire, a tutto volume, dal piano rialzato. Immediatamente di risposta, e forse anche per evadere dai cartoon, era partita la playlist Spotify Salsa, boleros y tango, insopportabile, invece, per i più pop del terzo piano che, prima di far profumare il resto del palazzo, volevano scaldare i muscoli sui tappetini a suon di NO PAIN, NO GAIN!
Annamaria sorride e, colta da improvvisa e esagerata preoccupazione, corre in cucina per sfornare la teglia di biscotti al cioccolato. Tutti salvi! Si appresta ad adagiarli su un piatto largo per farli raffreddare, ma prima di posare l’ultimo suona il campanello.

– Ah Valerio è lei! Mentre sporge con insistenza la testa fuori dalla porta. Valerio indietreggia a ogni suo passo avanti, ma continua a sorriderle e le risponde con gentilezza.

– Prego, prego, so che non dovrebbe… ma posi pure il sacco qui all’ingresso e scusi per la pila di libri, approfitto di questi giorni anche per mettere ordine.

– Va bene, come preferisce. Le risponde lui, coperto dalla mascherina, in pettorina e guanti.

– Mi allontano un attimo per renderle il dovuto, anche se so bene che non sarà mai abbastanza. É davvero gentile e non so proprio come ringraziarla, ma faccio presto, torno subito…

Nell’attesa Valerio non resiste al desiderio di spiare i libri impilati e gli altri sullo scaffale vicino. Riconosce e ricorda vagamente Apuleio, Catullo e Cesare, il De Bello Gallico con lettere dorate su una copertina rigida. Era uno dei suoi preferiti e neanche troppo difficile Cesare nelle versioni, quello lo ricordava. Nella formazione di un quarantenne ingegnere civile ci erano passati anche loro, gli autori latini e ora lo richiamavano ai valori del civis, il cittadino romano, che responsabilmente non avrebbe toccato nulla, seppur tentato, mentre ricordava il piacere delle lontane lezioni allo scientifico e il peso del dizionario nello zaino nei giorni del compito in classe.

Al suo ritorno, Annamaria è sorpresa e incuriosita

– Non credevo che potessero ancora interessare a qualcuno quei libri polverosi! E invece sembra che i suoi occhi ne stiano leggendo le pagine senza neanche aprirli.

– Oh mi scusi, non volevo essere invadente ma erano qui accanto la porta e mi hanno fatto ricordare quanto mi piacesse studiare latino al liceo. Me ne ero quasi scordato…

– Mi fa tanto piacere sentirglielo dire, certi miei alunni avrebbero appiccato un falò durante le lezioni e nulla mi fa dubitare che non l’abbiano fatto dopo la maturità e invece lei… che bella scoperta è stata! Anzi, ho avuto un idea!

Annamaria guarda velocemente nello scaffale più in basso e senza esitare prende il libro più ingiallito dal tempo che trova. Scrive velocemente un biglietto e dopo aver sbrigato le faccende per il pagamento della spesa posa il libro sulle mani di Valerio insieme ai biscotti confezionati.

– Deve farmi un ultimo favore, quando va via metta i biscotti davanti la porta del piano terra, la prima accanto il portone, e tenga questo libro come un dono da parte mia.

Il fiore della letteratura latina, titola nel centro la prima pagina corredata da piccoli strappi e nastro adesivo ai lati.

– È il mio libro di antologia di autori latini del liceo, è del ‘54 ma adesso è suo. Lei potrà apprezzarlo di più, a me non serve.

– Ma davvero? Non deve…

– È il mio modo per ringraziarla, lo faccio volentieri. Ho visto il suo sguardo prima e se lo merita, sono sicura. O almeno lo tenga finché non ne sarà stufo e poi può anche buttarlo.

Aggiunge, consapevole della cura che il volontario Auser avrà nei confronti dei latini.

Valerio incredulo si allontana per le scale con la sensazione di chi ha trovato un tesoro inaspettato e non se ne sente degno, gli occhi gli diventano lucidi. Posa i biscotti sullo zerbino ed appena fuori dal palazzo abbassa con discrezione la mascherina e sfila i guanti per poter odorare e sfogliare avidamente quelle pagine come un bambino con i libri, il primo giorno di scuola.

“Al gentile e premuroso Valerio che ama il latino. Gratias tibi fa

Un pensiero riguardo “Un telescopio sui pianerottoli. Annamaria – CdMF

  • Maggio 3, 2020 in 12:48 am
    Permalink

    Uno scorcio di realtà attuale…. Il volontario che porta la spesa, l’anziana che tenta di accorciare le distanze, l’odore dei biscotti ritrovato….. attento e realistico

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