Mi diario de cuarentena – la quarantena nei campi saharawi

Esto contenidos van a ser publicados tanto en italiano como español, por tanto a continuación se encuentra el post en lengua española

Provate ad immaginare di non avere internet veloce, provate ad immaginare per molto del tempo di non averlo proprio. Immaginate di non avere acqua corrente, di non avere economia, sanità, di avere l’energia elettrica razionata, il cibo razionato, di non avere auto, mezzi pubblici, strade asfaltate, medicinali… provate ad immaginare tutto questo in quarantena.
I Saharawi, popolo con una storia e una cultura a cui siamo profondamente affezionati, stanno vivendo esattamente così questi giorni di quarantena. In Algeria, paese che ospita i campi, c’è uno tra i più alti tassi di letalità al mondo del coronavirus, è per questo che sono in quarantena anche se non ci sono casi accertati nelle wilayat saharawi.
Abbiamo chiesto ad alcuni di loro, di condividere dei brani del loro diario di quarantena, affinché il filo che ci lega possa essere anche un tramite per le loro storie.


Hamudi Faraye

27 anni, Smara.

Il mio diario di quarantena

Oggi è il 18 aprile, giorno numero 27 di isolamento nei campi profughi Saharawi.

Niente è nuovo, il tempo passa molto lentamente e sembra che lo stesso giorno si ripeta: questa giornata somiglia molto a quella di ieri. La nostra vita quotidiana si riduce a strade vuote, scuole chiuse e molta preoccupazione. Qui non ci sono ancora casi di contagio, però la paura cresce giorno dopo giorno; oltre al Covid-19 la scarsità di acqua ci tormenta, le condizioni in cui si trova il campo fanno raddoppiare il dolore. Sia ieri che oggi abbiamo pregato per far sì che le cose vadano meglio; vogliamo tornare al prima, abbracciarci, stringerci la mano e dirci “maledetti i giorni della pandemia”. Nulla è eterno a parte la morte, è un momento difficile e lo supereremo.
Inshallah.

Oggi è il 19 aprile, giorno numero 28 di quarantena.

Questa giornata è stata molto simile a quella di ieri, a differenza che oggi c’è stata una tormenta di sabbia. Non è stata tanto forte, in più noi siamo abituati a fenomeni del genere. I nostri anziani dicono che le tormente portano via le maledizioni e le malattie, per questo siamo ottimisti: magari la tormenta si è portata via la paura della pandemia.
Oggi mi sono alzato prima degli altri giorni, alle 7:20 circa. Mi sono fatto la doccia e mi sono preparato una tazza di tè. Il tè è un simbolo della quotidianità di ogni saharawi perché porta buon umore. Oggi non ho fatto nulla di diverso rispetto a ieri, ho letto un po’ un libro che si chiama “Lanterna magica” scritto dal regista svedese Ingmar Bergman, ho ascoltato un po’ di musica e ho guardato le mie serie preferite. La cosa bella è che anche oggi non abbiamo registrato casi, per ora siamo salvi dal virus.
Oggi, come anche ieri, non ho acceso la tv e non ho neanche letto i giornali; non voglio sentire nulla sulla morte. Da quel che sembra, il mondo è ancora paralizzato, la morte è ovunque: il virus ci ha rattristato la vita.
Vivo lontano da mio padre, ci separano 1000 km circa, e anche lontano dalle mie sorelle che vivono dall’altra parte del mondo. Mi mancano molto.
Nulla è eterno a parte la morte. Presto diremo “quanto sono stati tristi quei giorni in cui i telegiornali parlavano solo di strade vuote, porte chiuse e la morte che ci perseguitava”.
Andrà tutto bene, inshallah.

Il diario di Hamudi continua martedì prossimo.

Traduzioni ed edizione a cura di Eleonora Suppi e Valeria Cassino


español

Imginad no tener internet de alta velocidad, imaginad no tener internet durante mucho tiempo. Imaginad no tener agua corriente, ni economía, ni sanidad, tener electicidad racionada, comida racionada y no tener coches, medios de transporte públicos, calles asfaltadas, medicamentos… intentad imaginar todo esto en cuarentena.
Los Saharaui, población que queremos mucho y a cuya historia somos aficionados, estan viviendo de esta manera los días de cuarentena.
Preguntamos a algunos de ellos compartir con nosotros algunos escritos de su diario de cuarentena, para que el hilo que nos une pueda ser también el medio para contar sus historias.


Hamudi Faraye

27 años, Smara.

Mi diario de cuarentena

Hoy es el 18 de abril, día número 27 de aislamiento en los campos de refugiados Saharaui.

Nada es nuevo, el tiempo anda muy lento y parece que el mismo día se repita: el día de hoy es muy parecido al de ayer. Nuestra vida cotidiana se resume en calles vacías, escuelas cerradas y mucha preocupación. Aquí todavía no hay casos de contaminación pero el miedo cada día esta creciendo; además de el Covid-19, la escasez de agua nos acecha también, con las condiciones del refugio el dolor se dobla. Hoy al igual que ayer rezamos para que las cosas salgan mejor; queremos volver como antes, abrazarnos, saludarnos de mano y decirnos “malditos son los días de pandemia”. Nada es eterno menos la muerte, es un momento difícil y le superaremos.
Inshallah.

Hoy es 19 de abril, día numero 28 de cuarentena.

El día de hoy fue muy parecido al día de ayer solo que hoy hubo una tormenta de arena. No fue tan fuerte, además estamos acostumbrados a fenónenos así. Nuestros ancianos dicen que las tormentas se llevan consigo las maldiciones y las enfermedades y por eso estamos optimistas: quizás la tormenta se llevó el miedo de la pandemia.
Hoy me levante más temprano que los otros días, aproximadamente a las 7:20. Me duché y me preparé un vaso de té. El té es un símbolo de la vida cotidiana de cualquier saharaui porque nos anima. Hoy no hice algo diferente que ayer, leí un poco un libro que se llama “Linterna mágica” escrito por el director sueco Ingmar Bergman, escuché un poco de música y ví mis series favoritas. Lo bueno es que hoy seguimos  sin  registrar casos del virus, todavía estamos a salvo del bicho.
Hoy igual que ayer no encendí la tele, tampoco leí las noticias; no quiero escuchar nada de la muerte. Por lo que parece, el mundo sigue paralizado, la muerte está por todas partes: el virus nos amargó la vida. 
Vivo lejos de mi padre, nos separan unos 1000 km, y también lejos de mis hermanas que viven en el otro lado del mundo. Los echo mucho de menos.
Nada es eterno menos la muerte. Muy pronto diremos “qué tristes fueron aquellos días cuando en las noticias solo hablaban de calles vacias, puertas cerradas y de que muerte nos acechaba”. Todo saldrá bien, inshallah.

El diario de Hamudi va a continuar el próximo martes.

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