Alice o della neve dell’Inghilterra dell’ovest [dal numero bianco di Twenties]

mappa inghilterraFuori dalla finestra era tutto arancione, un po’ per la nebbia dell’Inghilterra dell’Ovest, un po’ per il colore smorto dei lampioni di Merton Way. Oltre le quattro case basse in mattoni, rimaneva solo il nero del piccolo parco piatto come una tavola.
C’era arancione ovunque, così tanto da riflettersi nella stanza microscopica dove ogni sera chiamavo mia madre via Skype. La linea andava e veniva e si doveva parlare piano quando si voleva dire qualcosa di cattivo sugli altri coinquilini o di molto personale, altrimenti tutti avrebbero sentito. Quella sera le diedi la buonanotte presto. Mia madre mi sorrideva sempre, talvolta il segnale si interrompeva e non capiva quello che dicevo ma sembrava comunque felice.

Alle undici e mezzo vibrò il telefono.
“Al lavoro finisco tardi. Ci vediamo per l’una fuori dallo Stern?”.
Sospirai. Non volevo tornare a casa alle sei del mattino, proprio no. Con tutto quella nebbia e i mille libri ancora da consultare in biblioteca prima dell’inizio delle vacanze di Natale. Dopo cinque minuti di dubbio, le scrissi semplicemente “Ok”.
Cristina era già andata a dormire da un pezzo, lei e i suoi assurdi coinquilini indiani, che cucinavano curry anche alle quattro di notte. Anzi, soprattutto alle quattro di notte. Durante il giorno lavoravano e la notte si aggiravano come fantasmi per casa, mangiando e sporcando ovunque. Avrei voluto che Cristina venisse con me, l’avevo praticamente supplicata, ma a lei non andava mai di fare nulla, neppure uscire lungo il Tamigi durante la prima nevicata, lei che da napoletana la neve in città non l’aveva mai vista.
Bisognava affrontare la questione abbigliamento: c’era il problema di essere carini ed essere comodi, e poi soprattutto di stare caldi. Alcuni giorni prima avevo comprato una maglietta con i fiori sbiaditi e le borchie dorate sulle spalle giù al centro commerciale appena fuori città. Quella sarebbe andata più che bene. Non era sciatta ma non dava neanche troppo nell’occhio. Poi stivali con i lacci, jeans stretti, due maglioni e il cappotto che avevo rubato a mia madre prima della mia partenza.
La preparazione fu molto veloce e sbrigativa, per mancanza d’entusiasmo, pudore o qualcos’altro che non sapevo. A mezzanotte ero già pronta, perciò decisi di guardare qualche puntata in lingua originale di New Girl.
All’una ci arrivai mezza insonnolita. Tremavo all’idea che, una volta messo piede fuori casa, il freddo mi sarebbe arrivato fin dentro le ossa. Le finestre della mia stanza non avevano tapparelle, in Inghilterra non le usavano, e i vetri erano completamente ghiacciati.
Mi risolsi che bisognava muoversi.
Arrivai davanti allo Stern che lei mi aspettava. Era vestita in modo assurdamente leggero, proprio come gli inglesi che facevano il bagno in Italia con la maglietta bianca per non ustionarsi e andavano a fare la spesa al supermercato con le ciabatte anche quando nevicava o pioveva. Aveva una gonna corta, calze nere leggere e gli anfibi. La felpa la teneva slacciata; sul petto spuntava un minuscolo segno a forma di asterisco. Non avevo mai capito se fosse un tatuaggio o un neo. Nel complesso risultava carina anche se non era magra e aveva i capelli grigi e molto sottili. L’aria un po’ pallida e malaticcia degli inglesi l’aveva contagiata.
Mentre camminavamo, cominciò a raccontarmi che la sera stessa sperava di incontrare un tipo con cui aveva combinato qualcosa nei giorni scorsi. Si chiamava Tom o James, non ricordo. E poi diceva che un altro ragazzo le aveva tirato il pacco il giorno prima, che lei si aspettava sempre un fidanzato e si ritrovava puntualmente con uno sconosciuto che spariva al secondo messaggio su facebook.
“Mi dicono che vogliono vedermi on a date, e poi non si fanno più sentire”
Mentre parlava con quel suo accento veneto misto di parole inglesi che non sapeva più tradurre, mi faceva tenerezza. Cambiò rapidamente discorso, quando vide che non interagivo.
“Stasera non prendo niente, ormai ho smesso. Anche se l’altra sera ero ad una festa e ho preso qualcosa, ma non succedeva da tempo. [per leggere il seguito clicca qui]

 

Lavinia Martini

ha studiato Lettere classiche, scritto su diversi magazine online,
sognato (e vissuto) l’Inghilterra per tante notti.
Dal 2015 si occupa di marketing e altre diavolerie digitali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *