Ritirare di persona passando dal retro – Cronache dal nuovo mondo

Tornano i racconti dal vero di “Cronache dal mondo fuori” con 5 inediti di Stella Dalla Costa: una breve raccolta dal titolo “Cronache dal nuovo mondo”. Queste cinque storie raccontano cos’è successo ai protagonisti di alcuni racconti scritti per il progetto Cronache dal mondo fuori quando quegli stessi protagonisti sono usciti fuori nel mondo, dopo il lockdown. Questo racconto è la continuazione di “Amori domiciliari”

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Cronache dal nuovo mondo, Ritirare di persona passando dal retro

AMORI A DOMICILIO

Ritirare di persona passando dal retro.

Qui a Bologna siamo stati tra i pochi a non chiudere il negozio, anche quando siamo diventati arancioni. Ma è stato un po’ difficile con nostra figlia Camelia, perché noi i nonni li abbiamo lontani. Io all’inizio non mi fidavo a far venire una ragazza. Con tutto quello che senti. Anche se dicono che i bambini si ammalano meno. Poi Camelia è delicata, ha un problema di colite. Non le viene il mal di pancia solo per il latte (con Davide sono anni che litighiamo, pensa sia colpa mia, che non gliel’ho dato da piccola). La colite le viene anche quando è nervosa, o quando c’è qualcosa che non va come vorrebbe lei. 

Però Davide mi ha convinta, a cercare un aiuto. Mi ha presentato questa ragazza, Bea, una cliente del negozio. A Camelia è piaciuta subito, e abbiamo deciso di farla venire tutti i pomeriggi, che era il momento peggiore, perché io sono fuori a fare le consegne, e Davide è da solo in negozio. Di solito la facciamo venire a casa nostra, ma qualche volta abbiamo provato a portare Camelia con noi in negozio. Bea sta lì a controllarla nel retro, così stiamo più tranquilli. Qualche volta Camelia sporge il musetto dalla tenda che abbiamo messo come separé. Mi guarda, ride, e poi si gira a cercare la mano di Bea, che le spinge la testa dentro.

Bea è una ragazza dolcissima, sembra me quando avevo vent’anni. Mi viene da piangere a guardarle le forme che stanno su senza sostegni, o i capelli lunghi sempre curati, morbidissimi. Io adesso a momenti non trovo il tempo di lavarmeli. Lo vedo come la guarda, Davide. Sta lì impalato a fissarle le tette, o le gambe lunghe. Non se ne accorge, lo fa senza volere. 

Ma sono dieci anni che lo fa. Fa parte di quella categoria di uomini che guardano le altre donne. Poi ci sono quelli che non le guardano, che dalla mia esperienza sono i più maschilisti di tutti. Ma non me frega niente, darei tutte le bevute fuori che mi sono persa in questo 2020, perché smettesse di farlo. 

Però Davide è un padre eccezionale, una persona buona. La domenica mi porta ancora la colazione a letto. Fino a qualche anno fa faceva anche i pancakes con la farina di riso, apposta per me, perché il glutine non lo digerisco. 

Quando l’avevo conosciuto, Davide, non potevo chiedere di meglio. Mi viziava, era il primo, dopo tanti uomini, con cui potevo parlare di tutto, senza sentirmi in imbarazzo. Non era geloso, non lo è mai stato, (anche se qualche volta l’avrei voluto). Avrei voluto che guardasse anche me come le donne con le gonne corte per strada. Invece mi guarda solo ogni tanto. Fa parte di quella categoria di uomini che si accorgono davvero della compagna solo cinque o sei volte al giorno. Ti guardano, e in quel momento ritrovi la limpidezza che conosci, nei loro occhi. Senti un click. Ma un secondo dopo è passato, e sono già concentrati sul forno rotto della cucinetta di vostra figlia, o sull’ultimo numero di Altreconomia, o sul bollettino quotidiano per le vittime del coronavirus.

Ho appena suonato con il gomito il campanello della signora Gamberini, con la cassettina in bilico tre le mani. Sta in una palazzina liberty in viale XXII Giugno, poco distante dal negozio. Mi dice: benedetta la mia Claudia, grazie. Perlomeno parlo un minuto con qualcuno di diverso. Sottovoce: ci son dei giorni che comincia un discorso, e io dopo cinque minuti non lo seguo già più. Quando comincia a parlarmi di cinema, cara la mia Claudia. Una volta stavo a sentirlo ore, mi sembrava che facesse chissà che discorsi. Adesso mi sembra come quelli lì che dicono che il vaccino è venuto fuori per far diventare ricco Bill Gates. 

C’è stato un tempo in cui lo motivavo, Davide. Mi parlava di un progetto nuovo, e mi sembrava l’idea più geniale del mondo. Mi piaceva che avesse la testa sempre in movimento, e un’intuizione nuova ogni giorno. Poi ho capito che erano solo progetti che non avrebbero mai visto la luce. Idee fallimentari, senza una prospettiva economica che fosse una. Senza di me il negozio non avrebbe neanche alzato la saracinesca.

Non saremmo mai sopravvissuti a questo 2020 con il suo piano di trasformare il pezzo di bosco dietro casa in una tartufaia, o di tappezzarlo di arnie, o di mettere su un allevamento di lumache. La bava di lumaca la pagano a peso d’oro le aziende di cosmesi. Sicuro, dopo sei mesi non eravamo neanche tornati di un terzo dell’investimento.

Adesso non è come la prima quarantena. La gente che viene in negozio, o quella che mi apre la casa quando porto la spesa a domicilio, è stanca, e rassegnata. Noi siamo fortunati perché da mangiare devono comprarlo sempre, ma i risparmi sono finiti, e quasi tutti adesso hanno un amico o un parente che si è ammalato di covid. La vita ha preso tutto un altro ritmo. Come una barca di legno in mezzo a un lago dove non tira mai vento.

Bea qualche volta ci aiuta a tirare fuori gli scatoloni dal retro. Solo quello, non è per approfittare, ma io da qualche anno ho un po’ di problemi con la cervicale. Davide è dietro con Bea, e io sono al banco a servire la cliente tedesca, che prende sempre la marmellata di arance amare. Ieri però la voleva di lamponi, per preparare la linzer torte per il compleanno su teams di sua sorella. Le dico: forse ne è rimasto un barattolo sul retro.

Apro la tenda che separa il negozio dal magazzino. Davide ha entrambe le mani sopra il culo di Bea. Lei ride, mentre lui l’aiuta a prendere lo scatolone dall’ultimo ripiano della dispensa. Camelia è seduta a terra, che batte le manine. 

Mentre convinco la cliente tedesca a usare la marmellata di mirtilli, penso che la nostra barca è rimasta ferma in mezzo al lago per troppo tempo. Ma finalmente è arrivato il Maestrale, è ora che la barca prenda il largo, covid o no. Da dietro al bancone chiedo a Bea e a Davide se hanno voglia di un bicchiere di spumante, quello nuovo, biologico, che ci hanno appena portato.

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